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Le imprese in crisi del Mezzogiorno PDF Stampa E-mail
Lunedì 25 Ottobre 2010 16:14

Quasi duemila occupati in meno nell’ultimo anno, la disoccupazione aumentata del 5,6 per cento, oltre otto milioni di ore di cassa integrazione. Fa paura la mappa della crisi disegnata dalla Cgil sul territorio salentino. L’economia è in ginocchio in tutta la provincia, da Maglie a Casarano, da Tricase a Lecce, da Nardò a Surbo. In difficoltà sono tutti i settori ma a soffrire dolorosamente sono soprattutto il metalmeccanico e il tessile-abbigliamento-calzaturiero.

Ad appesantire un quadro già a tinte fosche si mettono pure vertenze che con la crisi non hanno nulla a che vedere, come quella della manifattura, dove la British american tobacco è prossima a fermare la produzione di sigarette. Lo stabilimento dà lavoro a quasi cinquecento persone e la questione è, da qualche giorno, all’attenzione del Governo.

Ma qual è lo stato dell’occupazione salentina? Partendo dal metalmeccanico, non si può non cominciare dalla situazione della Fiat-Cnh. Ma qui la chiusura anticipata della cassa integrazione guadagni straordinaria da parte dell’azienda più importante non porta ottimismo nel sindacato.

La Cgil, infatti, teme che possa riproporsi la situazione di Pomigliano, mentre l’indotto continua a confermare segni di sofferenza. Alcar, tra l’altro, ha dichiarato 50 esuberi, anche se congiunturali e non strutturali. Passando ad Omfesa, l’azienda ha concordato il prolungamento della cassa integrazione guadagni ordinaria fino a dicembre prossimo per 90 lavoratori; contestualmente, è stata aperta una procedura di mobilità volontaria. Stanim, invece, dalla cassa integrazione ordinaria è ricorsa alla cassa integrazione in deroga per 40 lavoratori. Ancora: Olc ha 36 dipendenti in Cig in deroga; Prototipo ha fatto richiesta di Cigs (per crisi aziendale per evento improvviso e non previsto) di 12 mesi (dal 19 luglio scorso al 18 luglio dell’anno prossimo) per 106 lavoratori su 120.

E veniamo al Tac. Il settore del tessile, abbigliamento e calzaturiero continua a essere quello più in sofferenza, anche se il sindacato registra alcuni segnali di ripresa nella zona di Nardò. La vicenda del «cluster» Filanto è un esempio recente e lampante, in cui 350 lavoratori rischiano di rimanere per strada, in base agli annunci fatti proprio in questi giorni delle aziende Zodiaco e Tecnosuole. La questione Filanto verrà portata dal sindacato all’attenzione del Governo, attraverso la richiesta, al tavolo permanente della Provincia, di apertura di una vertenza con i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo.

Nel tac, alcune tra le vertenze più esemplificative riguardano la Sergio’s, dove è stata concessa la Cigs di 12 mesi (per crisi aziendale per eventi improvvisi) dal 16 agosto scorso al 15 agosto prossimo per 100 dei 144 dipendenti. E’ il caso di ricordare che la Cigo era scaduta proprio il 31 luglio scorso. Alla Giorgia Fashion, a Nardò, la cassa integrazione in deroga ha riguardato tutti i 14 addetti, a partire dal primo luglio scorso e sino al 31 dicembre prossimo. Poi, alla Romano, è stata riconosciuta la Cigs di 12 mesi (per crisi aziendale per eventi improvvisi), la Cigs in deroga per 12 mesi (dal primo settembre scorso al 31 agosto 2011) per 180 dipendenti su 336, dove la cassa integrazione in deroga ministeriale di 12 mesi era scaduta il 31 agosto.

Sempre nel settore del tac, alla Sidan di Nardò è stata richiesta la mobilità in deroga per il licenziamento di tutti i nove dipendenti per cessazione attività. E non si può tralasciare il caso di Adelchi, di Tricase, che si trova con la richiesta di cassa integrazione in deroga dal 5 luglio scorso sino al prossimo 31 dicembre per tutti i 126 dipendenti.

Sempre a Tricase, pure tutti i 335 lavoratori della Crc sono in cassa integrazione in deroga dal 5 luglio scorso e sino al 31 dicembre di quest’anno. E’ da precisare che l’azienda ha già utilizzato tutti gli strumenti ordinari e straordinari degli ammortizzatori sociali. Infine, anche tutti i 75 addetti della Gsc Plast di Tricase, sono in cassa integrazione in deroga dal 16 agosto scorso e sino al 31 dicembre prossimo. Anche la Gsc ha già utilizzato tutti gli strumenti ordinari e straordinari previsti.

Grande attenzione c’è pure nel campo delle costruzioni, dove il futuro è tutt’altro che roseo. Negli ultimi mesi sono stati fatti molti annunci da parte del Comune di Lecce e della Provincia riguardo i piani delle opere pubbliche, compresi quelli condivisi dai presidenti delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto che prevede interventi per 250 milioni di euro. Il sindacato non dimentica, poi, pure di richiamare l’attenzione sul progetto dei cento cantieri della Regione, che prevede l’apertura di 22 cantieri nel Salento. Comunque, nel settore dell’edilizia, la Cgil rileva alcuni fattori negativi che condizionano l’attività delle imprese, come, per esempio, un lasso di tempo troppo ampio tra la progettazione e la cantierizzazione delle opere. Inoltre, l’assegnazione degli appalti, evidenzia il sindacato, dev’essere basata non sul massimo ribasso dei costi ma sul rispetto della legalità e della sicurezza sul lavoro.

Ricadute negative si stanno registrando anche sull’occupazione nella sanità. La vertenza più importante sta coinvolgendo i lavoratori precari interessati dal processo delle internalizzazioni nel settore pubblico. E nella sanità privata, per la prima volta si è fatto ricorso alle procedure di cassa integrazione in deroga. Senza dimenticare i mille e ducento lavoratori ex Lsu addetti al servizio di pulizia nelle scuole, la cui già precaria condizione economica - la busta paga di ottocento euro - rischia di precipitare nel baratro della disoccupazione, a causa dei forti ritardi nell’erogazione dei fondi previsti dal ministero dell’Istruzione.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno.